Storie
Viaggiando ho imparato che io posso essere l’altro e l’altro può essere me
La Feria de Mataderos
di Luca Guzzo
All’estremità occidentale di Buenos Aires, dove per decenni città e campagna si sono sfiorate, c’è un quartiere che la domenica cambia volto: Mataderos.
Nato attorno al grande mattatoio bovino installato alla fine dell’Ottocento, questo angolo della capitale argentina fu soprannominato “La Nueva Chicago”, per il ruolo centrale nell’industria della carne. Oggi quell’eredità sopravvive nella memoria, nell’architettura e soprattutto nelle tradizioni.
Ogni domenica, lungo Avenida de los Corrales e Lisandro de la Torre, prende vita la Feria de Mataderos, la Fiera dell’artigianato e delle tradizioni popolari argentine. Centinaia di bancarelle espongono argenteria, poncho, mate, oggetti in cuoio, coltelli da campo. È un mercato, ma è soprattutto un luogo identitario.
Il cuore della fiera pulsa attorno al Paseo Liborio Pupillo, sotto lo sguardo del monumento al Gaucho Resero, il cavaliere che guida il bestiame. La sua figura domina la piazza e il grande palco su cui si alternano musicisti e ballerini provenienti da tutto il Paese. Chitarre, danze tradizionali, folklore, gare di abilità gaucha: tutto è gratuito, tutto è condiviso.
L’area diventa isola pedonale. Le famiglie passeggiano, gli anziani osservano, i bambini corrono. E quando la musica comincia, non serve invito: qualcuno accenna un passo, qualcun altro si unisce. In pochi minuti la piazza si trasforma in una pista a cielo aperto.
Nell’aria si mescolano i profumi: empanadas, locro, chorizos alla griglia, tamales, torte fritte. Gli stand cucinano sul momento, e il fumo dell’asado si diffonde lentamente, chiamando a raccolta chiunque passi.
A pochi metri, l’antico edificio amministrativo del mattatoio ospita il Museo Criollo de los Corrales, custode della cultura gaucha: abiti, speroni, boleadoras, oggetti della vita rurale. È un passaggio quasi obbligato per comprendere fino in fondo l’anima del quartiere.
Mataderos non è la Buenos Aires delle cartoline, non è il centro elegante né il tango da palcoscenico. È un frammento autentico, dove la tradizione non è spettacolo per turisti ma parte viva della comunità.
La domenica, qui, l’Argentina si racconta da sola.
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