Storie
Viaggiando ho imparato che io posso essere l’altro e l’altro può essere me
La neve del Rajasthan
di Luca Guzzo
Il deserto bianco di marmo di Kishangarh
Nel cuore del Rajasthan, poco fuori dalla città di Kishangarh, esiste un paesaggio che sembra appartenere più a un sogno che alla geografia dell’India.
All’orizzonte si stendono montagne bianche, silenziose, che riflettono la luce abbagliante del sole. A prima vista sembrano dune innevate, un frammento di Himalaya smarrito nel deserto.
Ma quella non è neve.
È polvere di marmo.
Quello che oggi appare come un paesaggio quasi irreale è in realtà il risultato di decenni di attività industriale che hanno trasformato Kishangarh in uno dei principali poli lapidei dell’India. A partire dagli anni Ottanta, la lavorazione del marmo ha conosciuto qui uno sviluppo vertiginoso: dalle fabbriche della città partono lastre destinate ai mercati di tutto il mondo.
Con la pietra lucida e perfettamente levigata, però, si producono anche enormi quantità di scarti. Fanghi, polveri e residui della lavorazione vengono accumulati da anni in un’area di circa 82 acri alle porte della città. Ogni giorno camion carichi di detriti scaricano il loro contenuto, mentre gli escavatori modellano lentamente il terreno in colline bianche dalle forme mutevoli. Il vento e il sole completano il lavoro, trasformando quei depositi industriali in dune morbide e abbaglianti.
Dietro la bellezza quasi surreale del luogo si nasconde tuttavia una realtà più complessa. Le polveri sottili del marmo si depositano sui terreni, penetrano nelle falde e rendono sterile la terra. Alcuni studi locali segnalano concentrazioni di metalli pesanti e fluoro ben oltre i limiti di sicurezza. La polvere bianca si insinua ovunque: nell’aria, nei campi, nei pozzi.
I medici della zona parlano di un aumento delle patologie respiratorie e oculari, mentre molte famiglie di lavoratori vivono accanto a quella che, tecnicamente, è una gigantesca discarica industriale.
Eppure, in modo quasi paradossale, questo paesaggio nato dallo scarto è diventato negli ultimi anni una meta turistica. Lo chiamano Snow Yard, oppure – con un certo orgoglio locale – la “Svizzera del Rajasthan”. Per accedervi si paga persino un biglietto.
Coppie di sposi arrivano qui per farsi fotografare tra le dune bianche. Bollywood lo ha scelto come set cinematografico. Sui social circolano immagini che lo raccontano come un “Ladakh economico”, un luogo dove vivere l’illusione della neve senza lasciare il deserto.
Il turismo, per quanto fragile e recente, rappresenta oggi una nuova fonte di reddito per chi vive ai margini di questo paesaggio artificiale.
Camminare tra queste colline di marmo significa attraversare un confine sottile tra realtà e illusione. La luce si riflette sulle superfici bianche creando un silenzio quasi irreale, e per un momento si può dimenticare che quella purezza apparente è il risultato di un lungo accumulo industriale.
Quando il sole tramonta e le colline si tingono di rosa e d’oro, la “neve” del Rajasthan diventa ancora più sorprendente: un paesaggio nato dal rifiuto che continua, suo malgrado, ad affascinare chi lo osserva.
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